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La nuova disciplina collegata al D.M. 7 agosto 2025 e alle indicazioni operative GSE chiarisce quando la diagnosi è obbligatoria, chi può redigerla, quali norme deve rispettare e quando la relativa spesa può essere ammessa all’incentivo.
Indice
- Cosa si intende per diagnosi energetica
- La differenza tra APE e diagnosi energetica
- Quando è obbligatoria la diagnosi energetica per ottenere il Conto Termico
- Come funziona la diagnosi energetica per accedere al Conto Termico
- Chi può redigere la diagnosi energetica
- La diagnosi energetica è incentivabile?
- Domande frequenti
Cosa si intende per diagnosi energetica
La diagnosi energetica è un’analisi tecnica approfondita che serve a capire come un edificio consuma energia e dove si possono ottenere risparmi concreti. Non si limita a fotografare lo stato dell’immobile: analizza i consumi reali, individua gli interventi migliorativi possibili e valuta il rapporto tra costi e benefici.
La definizione di riferimento è quella del D.Lgs. 102/2014, che descrive la diagnosi come una procedura sistematica finalizzata a conoscere il profilo di consumo energetico di un edificio, individuare le opportunità di risparmio e riferire i risultati in modo chiaro e documentato.
In pratica, la diagnosi energetica risponde a tre domande: quanta energia consuma l’edificio, dove si disperde o si spreca energia, quali interventi conviene eseguire per ridurre i consumi. Per questo, nel Conto Termico 3.0, è particolarmente importante quando l’intervento riguarda l’intero edificio o opere con impatto energetico rilevante.
La differenza tra APE e diagnosi energetica
APE e diagnosi energetica non sono la stessa cosa. L’APE, cioè Attestato di Prestazione Energetica, certifica la classe energetica di un immobile in un determinato momento. È un documento usato in compravendite, locazioni, fine lavori e altre situazioni previste dalla normativa.
La diagnosi energetica, invece, è uno strumento di analisi e pianificazione. Serve prima dell’intervento, perché valuta lo stato energetico dell’edificio e individua le soluzioni più convenienti. Nel contesto del Conto Termico, quindi, la diagnosi aiuta a giustificare e orientare i lavori, mentre l’APE può servire per attestare il risultato dopo l’intervento, quando richiesto.
| Documento | A cosa serve | Quando interviene |
|---|---|---|
| APE | Certifica la prestazione energetica e la classe dell’immobile | In genere dopo lavori, compravendita, locazione o altri casi normativi |
| Diagnosi energetica | Analizza consumi, criticità e interventi convenienti | Prima dell’intervento, quando richiesta per accedere all’incentivo |
Quando è obbligatoria la diagnosi energetica per ottenere il Conto Termico
La diagnosi energetica non è sempre obbligatoria per accedere al Conto Termico 3.0. Secondo le FAQ operative del GSE, è sempre richiesta per gli interventi di isolamento termico delle superfici opache e per la trasformazione dell’edificio in NZEB, cioè edificio a energia quasi zero.
Per gli altri interventi, l’obbligo scatta quando i lavori interessano l’intero edificio e l’impianto di climatizzazione invernale ha una potenza nominale complessiva pari o superiore a 200 kW. In questa casistica possono rientrare, ad esempio, pompe di calore, sistemi ibridi, biomassa, solare termico, scaldacqua a pompa di calore, infissi, teleriscaldamento e microcogenerazione da fonti rinnovabili.
Se nessuna di queste condizioni ricorre, la diagnosi energetica di norma non è richiesta. Prima di procedere, però, conviene verificare sempre il caso specifico, perché la documentazione richiesta può cambiare in base al soggetto beneficiario, alla tipologia di intervento e alla procedura scelta.
- Obbligatoria per isolamento superfici opache e trasformazione NZEB.
- Obbligatoria per altri interventi su intero edificio con impianto pari o superiore a 200 kW.
- Non richiesta se non ricorrono le condizioni previste dalle regole GSE.
Come funziona la diagnosi energetica per accedere al Conto Termico
Per essere valida ai fini del Conto Termico 3.0, la diagnosi energetica deve essere costruita su dati attendibili e deve rispettare le norme tecniche di riferimento, in particolare la serie UNI CEI EN 16247 e i criteri minimi previsti dal D.Lgs. 102/2014.
Il documento deve descrivere lo stato dell’edificio prima dell’intervento, analizzare i consumi, individuare le opportunità di risparmio e motivare gli interventi proposti. Quando possibile, l’analisi non dovrebbe limitarsi al tempo di ritorno dell’investimento, ma considerare anche il costo del ciclo di vita e i benefici energetici complessivi.
Nel caso delle Pubbliche Amministrazioni e degli Enti del Terzo Settore che accedono con procedura di prenotazione, la diagnosi può dover essere allegata già nella fase iniziale. Per questo è importante non trattarla come un documento da produrre all’ultimo momento.
Chi può redigere la diagnosi energetica
Ai fini dell’ammissibilità al Conto Termico, la diagnosi energetica non può essere redatta da un tecnico qualsiasi. Le indicazioni GSE precisano che, quando obbligatoria, deve essere predisposta da un Esperto in Gestione dell’Energia certificato secondo la norma UNI CEI 11339 oppure da una ESCo certificata secondo la norma UNI CEI 11352.
Questo requisito è importante perché un documento formalmente incompleto o firmato da un soggetto non idoneo può compromettere l’accesso all’incentivo. Prima di affidare l’incarico, quindi, è utile verificare le certificazioni del professionista o della società incaricata.
La diagnosi energetica è incentivabile?
Quando la diagnosi energetica è obbligatoria, la relativa spesa può rientrare tra le spese agevolabili. Le condizioni cambiano in base al soggetto beneficiario.
- Per le Pubbliche Amministrazioni e le ESCo che operano per loro conto, la spesa può essere incentivata fino al 100% nei limiti previsti.
- Per privati, cooperative di abitanti e cooperative sociali, la copertura può arrivare al 50% della spesa ammissibile.
I massimali variano in funzione della superficie utile riscaldata e della destinazione d’uso dell’edificio. Per gli edifici residenziali è previsto un costo unitario massimo inferiore rispetto agli altri edifici; le Pubbliche Amministrazioni possono inoltre avere accesso a meccanismi di anticipo nei casi previsti.
Per stimare l’incentivo legato all’intervento principale puoi usare il nostro simulatore Conto Termico. Se devi preparare la pratica, consulta anche la guida sui documenti per il Conto Termico 3.0 e l’approfondimento sugli errori che fanno perdere l’incentivo.
Domande frequenti
Cosa si intende per diagnosi energetica?
È un’analisi tecnica basata su dati di consumo reali, che individua le opportunità di risparmio energetico di un edificio prima di avviare un intervento di efficientamento.
Qual è la differenza tra APE e diagnosi energetica?
L’APE certifica la classe energetica dell’immobile; la diagnosi energetica analizza consumi, criticità e interventi migliorativi, ed è usata per pianificare i lavori quando richiesta.
Quando è obbligatoria la diagnosi energetica per ottenere il Conto Termico?
È obbligatoria per isolamento delle superfici opache e trasformazione in NZEB; per altri interventi è richiesta se riguardano l’intero edificio e l’impianto ha potenza nominale complessiva pari o superiore a 200 kW.
Chi può firmare la diagnosi energetica?
Quando è obbligatoria ai fini del Conto Termico, deve essere redatta da un EGE certificato UNI CEI 11339 o da una ESCo certificata UNI CEI 11352.




